Storia del Photo Booth in Italia e nel mondo

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Storia del Photo Booth in Italia e nel mondo

Certo una passione come la mia per una macchina automatica che “sforna” foto a go go, non è proprio una cosa da tutti i giorni, ma è talmente tanto il lavoro che si nasconde dietro al nostro Photo Booth, che credo valga la pena conoscerlo.

Inoltre il photo booth in Italia, e non solo, ha una storia che sono certa vi stupirà!

Storia del Photo Booth

Fu inventato dal buon Anatol Josephewitz, classe 1894, creativo di origine siberiana emigrato a New York all’età di 26 anni dove, nel 1925, realizza il Photomaton: primo esemplare di photo booth automatico, otto pose per 25 cents!

Un successo esplosivo che lo portò a registrare il brevetto e ad aprire a Broadway il primo Photomaton Studio, davanti al quale presto si formarono code interminabili di semplici curiosi e clienti tra cui, spesso, anche il governatore di New York.

Quando ad Anatol, un giornalista, domandò quale era la spiegazione di così tanto successo, rispose con un semplicissimo ma esaustivo “E’ divertente e costa poco!“.

 

Tuttavia, l’inventore cedette ad un’offerta economica irrinunciabile per l’acquisto del suo Photomaton, vendendo il brevetto per 1.000.000 di dollari.

Alla scoperta dell’Europa!

Come ogni fenomeno economico, il photo booth venne copiato e ben presto comparì a Parigi, dove ebbe un grande successo tra i surrealisti che, come ci racconta la storia, rifiutavano l’ufficialità dei ritratti. Breton stesso, conservava centinaia di strisce fotografiche nei suoi archivi!

La striscia fotografica a quattro pose, non impiegò molto a divenire un rito. Un rito celebrato anche dal cinema, dalla musica, dall’arte: vi dicono niente i ritratti dei Beatles per la copertina di A Hard Day’s Night?

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E le serigrafie di Andy Warhol?

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Oppure l’Esposizione in tempo reale di Franco Vaccari? Si trattò di 160.000 pose: ovvero 40.000 strisce realizzate e incollate sul muro dagli stessi visitatori della Biennale di Venezia!

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Una volta sbarcato anche in Italia, il primo photo booth venne posizionato a Roma, nell’attuale Galleria Alberto Sordi: cento lire, quattro ritratti in tre minuti! Inoltre, non dimentichiamoci della famosa scena di Stefania Sandrelli in C’eravamo tanto amati, girata in un secondo photo booth a Trinità dei Monti.

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Non solo apprezzamenti

Come ogni innovazione, anche il photo booth ricevette qualche rifiuto nella sua lunga storia. Uno su tutti, negli anni ’50 dai grandi magazzini Woolworth.

In realtà la motivazione fu presto svelata: all’interno del camerino (del photo booth), si verificano “troppa intimità in luogo pubblico” o “troppe scene osè dietro alla tendina rossa”. Troppi scandali, quindi, che all’epoca non erano tollerati.

Passato lo scandalo, a grande richiesta il photo booth venne ripristinato e attivato.

A voi la parola

Il vero e grande merito del photo booth è proprio quello di farci sentire liberi, di essere noi stessi e di essere vanitosi senza alcun limite, lasciandoci quindi andare in scene divertenti con amici e parenti.

Voi amici, cosa ne pensate: conoscevate già la storia del Photo Booth? L’avete mai provato? Se sì, vi siete divertiti?

By | 2015-09-29T12:14:54+00:00 luglio 21st, 2015|Photo Booth|2 Comments

About the Author:

Ciao, sono Federica Tavella! Da sempre ho amato osservare “il mondo” attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, per fermare l’immagine che più mi emoziona. Tra i vari viaggi realizzati per raccogliere reportage fotografici, uno in particolare mi ha suggerito quella che ora è diventata un’attività: il Photo Booth Funny.

2 Comments

  1. […] corso della storia sono stati realizzati vari saggi sui colori: pensate a Goethe con la sua “teoria dei colori”. […]

  2. […] lo stesso concetto Funny Booth ha preso spunto in America dai “padri” del photo booth per realizzare gli autoscatti all’interno dei mezzi di trasporto. Ecco il nostro best seller a […]

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